Ascoltate: poiché non mi piace l’idea di snocciolare il mio curriculum, quello inteso come documento da presentare prima di un colloquio di lavoro, sarò molto informale. Un altro lavoro non lo voglio, non voglio convincervi di nulla e, soprattutto, non vi voglio vendere niente.
Vi posso dire che mi è sempre piaciuto leggere e che sono un entusiasta: mi innamoro di un sacco di cose ed ho una memoria che fa pena. Forse questi semplici concetti, messi insieme, hanno fatto nascere in me il piacere della scrittura.
La prima cosa pubblica che ho scritto è stato quello che io ritenevo fosse un libro, ed è stato nel 1967. In qualche modo lo era, a tiratura limitatissima: una copia.
Facevo quinta elementare ed il titolo del volume era “Uomini Illustri”. Se n’è persa traccia ma di esso ha parlato il mio maestro Severino Bellino nel mio libretto scolastico. Per fortuna il maestro ha scritto quella semplice frase che documenta il fatto; in caso contrario sareste stati legittimati al sospetto di una balla.
Era una raccolta di immagini di personaggi celebri della storia. I miei preferiti erano gli eroi risorgimentali, quelli che si facevano amputare gambe e braccia ed altre cose, anestetizzati al solo grido di Viva L’Italia. Che uomini! Li avevo incollati tutti sul mio quaderno e poi avevo scritto nelle pagine a fianco una loro sintetica biografia. Era più difficile che coi calciatori ma mi dava più soddisfazione perché la ricerca di quelle icone era decisamente impegnativa. Silvio Pellico, Piero Maroncelli, Camillo Benso. Vuoi mettere? Bercellino, Del Sol, Favalli, Furino ed Anastasi seppure apparissero più lindi, colorati e ben riquadrati nelle loro figurine erano facili da trovare e non reggevano il confronto.
Così dopo aver sfogliato riviste, giornali, vecchi libri ed ogni cosa che mi finiva sotto le grinfie ritagliavo ed incollavo; poi, avvalendomi soprattutto dell’enciclopedia personale del maestro Bellino, riassumevo la vita, le opere e le gesta dei miei straordinari eroi.
Non c’erano solo gli eroi, però, c’erano musicisti, scrittori, pittori, re regine e condottieri.
C’era anche un certo Shakespeare che io pronunciavo proprio così come si scrive: sa che spe are, pronuncia che mi procurò il benevolo dileggio del maestro Bellino e la consapevolezza che c’erano altre lingue e che il mondo era grande e che forse un quaderno, seppure spesso, non mi sarebbe bastato per raggruppare tutti i “Personaggi Illustri”. Arrivai ad incollare tra loro sette quaderni, tutti pieni pieni e poi mi fermai.
Dopo questa prima esperienza ci fu una lunga pausa che si concluse all’età di diciotto anni. Mandai, compiuta quell’età, una storia di “masche” a Nino Manera, il direttore della Gazzetta di Mondovì. Lui mi cercò, mi disse pressappoco che quella specie di articolo faceva schifo e che non l’avrebbe pubblicato però mi disse anche che gli era piaciuto il mio modo di scrivere e mi invitò a frequentare il giornale e che forse in futuro…
Cominciò così un’amicizia ed anche una mia specie di tirocinio presso la Gazzetta, che mi sdoganò ufficialmente come collaboratore, qualche anno dopo, con la pubblicazione di un primo articolo riguardante il film “Padre Padrone” e come giornalista con l’iscrizione all’albo dei pubblicisti. L’articolo suscitò polemiche e discussioni. La cosa piacque a Nino Manera, un po’ meno ad altri, ma da lì ebbe inizio la mia collaborazione col giornale che cambiò poi il proprio nome in “Provincia Granda”.
Da li in avanti, seppure poi io abbia fatto altre scelte professionali, ho mantenuto sempre vivo questo solco di interesse legato alla scrittura, collaborando con vari periodici e testate radiofoniche.
Parallelamente, intanto che coltivavo la mia passione per la montagna e per la storia locale, nacque quella per gli itinerari. Quasi una conseguenza delle prime due; se si va in giro per la montagna prestando attenzione ai vari aspetti della località (storia, peculiarità dei territori, gastronomia, tradizioni, etnografia e via dicendo) nascono, quasi senza volerlo, degli itinerari.
Da questo semplice connubio presero vita le prime guide, i primi saggi sulla storia locale e sulle tradizioni.
Insieme a testi di rigore più tecnico o scientifico che si voglia, ho prodotto qualche storia di pura fantasia. Anche perché non è serio prendersi troppo sul serio. Storie gialle, soprattutto, che mi diverte molto scrivere, ma anche storie di masche ed alcune brevi “pièces de vie”.
Questo è più o meno tutto. Nulla di cui vantarsi e nulla di cui vergognarsi, credo; ne più ne meno che il risultato di un modo di vivere, di pensare, di divertirsi e di essere.
